“ Un omaggio ai classici del survival horror ”
-Multiplayer.it
“ Brilla per intensità pathos e suggestione ”
-Videogame.it
“ Il grande ritorno del survival horror ”
-Everyeye.it
The Evil Within, conosciuto in Giappone come Psychobreak, è un gioco survival horror, che mescola elementi di avventura, stealth e puzzle solving. Attesissimo negli ultimi tempi dagli amanti del genere, il gioco doveva già essere rilasciato il 24 agosto 2014, ma poi slittò al 21 ottobre, per essere poi anticipato al 14 ottobre. The Evil Within e stato sviluppato dalla Tango Gameworks, capitanata da Shinji Mikami (il papà di Resident Evil) , che aveva promesso di terrorizzare i giocatori con questa sua nuova creazione. Senza ombra di dubbio il gioco mette molta tensione con ambienti inquietanti che a volte ricordano quelli di Resident Evil, situazioni ambigue in cui è difficile capire se sia frutto della realtà oppure della mente del protagonista e mostri dai quali è più raccomandabile scappare che affrontare direttamente. Per l’alto tasso di scene splatter e la cruenza di alcune scene, il gioco in Giappone ha già subito censure, in modo da ridurre l’età minima ai 17 anni, per aumentare il range di acquirenti.
Nel gioco si va ad impersonare il detective Sebastian Castellanos, che mentre indaga su un massacro all’interno di un ospedale psichiatrico, si ritrova alle prese con una forza oscura e misteriosa che si impossessa dell’ospedale e poi dell’intera città. Sebastian si ritrova da solo nel cercare di scoprire cosa stia succedendo, ma soprattutto nel cercare di sopravvivere alle varie entità che gli si pareranno davanti.
La visuale è in terza persona e la telecamera è spostata più al lato rispetto al personaggio, che non è centrale. I nemici sono variegati, con pattern di attacchi e momenti di apparizione diversi tra loro, sta al giocatore decidere se affrontarli o scappare. Per attaccare i nemici è più pratico coglierli alle spalle o attirarli in qualche trappola, sfruttando anche l’ambiente circostante. Infatti è possibile piazzare esplosivi a rilevazione di movimento,usare granate e altre trappole, oppure sfruttare quelle che si trovano già li intorno. I boss sono quasi sempre invincibili, l’opzione ideale è la fuga. Durante la fuga ci sono percorsi molto lineari, altri in cui è necessario preoccuparsi anche di evitare le varie trappole piazzate nell’area. Il giocatore è stimolato a riflettere sulle azioni da compiere e a sfruttare al meglio le risorse dell’ambiente e le circostanze. Alcuni nemici sono pratici da evitare, che non si accorgono della vostra presenza anche solo sfruttando sapientemente i giochi di ombre dell’ambiente, ma ci sono anche oggetti sfruttabili come nascondigli, come gli armadietti ad esempio. La tensione è accentuata dall’essere armati poco e male. Infatti le munizioni devono essere ben calibrate durante il gioco, perché non sono facili da reperire e per la maggior parte dei casi un solo colpo alla testa non basta a liberarsi dall’avversario. In più va considerato che il puntatore del mirino dà dei problemi quando gli avversari sono troppo vicini. Comunque c’è la possibilità di migliorare le armi,aumentando il danno provocato dall’arma e la capienza del caricatore, attraverso dei potenziamenti. Infatti raccogliendo delle apposite bottiglie sparse in giro ed utilizzando degli specchi per uno spostamento dimensionale, è possibile potenziare l’arma o le abilità di Sebastian e cioè aumentare la barra della vita o la resistenza al danno. Durante l’avventura è necessario svolgere anche dei puzzle elementari, ma alcuni, nel caso venissero risolti erroneamente determinerebbero la morte istantanea. In questo gioco morire è una cosa che avviene non di rado, a volte, anche solo per capire la direzione o l’azione giusta per sfuggire ad un nemico, capita di morire più di una volta prima di avere una visione chiara delle possibili azioni e sul da farsi. Molte persone, soprattutto le persone non abituate a questo genere di giochi, si sentono spesso frustrate da questa cosa, ma personalmente esclamerei:”FINALMENTE!”Oggi in molti giochi è diventato difficile morire, ed un gioco che sappia tener testa ai giocatori ed impegnarli, è una gradevole sfida. Proprio per via di questa situazione, sono sapientemente mescolati frequenti checkpoint, per le lunghe sezioni, e stanze di salvataggio. Le stanze di salvataggio sono contraddistinte da una musichetta tipica che inizia quando ci si avvicina alla stanza ed è quasi obbligatorio salvare, perché, ogni volta, dopo aver trovato una di queste stanze, vuol dire che qualcosa di terribile incombe.
A livello grafico The Evil Within, essendo stato sviluppato a cavallo tra due generazioni di console, non sfrutta tutta la potenza del motore grafico delle console di nuova generazione. Spesso si possono notare imprecisioni nella texture ed alcune superfici sono grezze e poche elaborate. In alcuni ambienti sono presenti degli scarafaggi, ma questi sono completamente in 2 D e si spostano come macchie sulla pavimentazione. Nonostante ciò, la resa grafica restituisce comunque totalmente l’atmosfera inquietante. Sul sonoro invece non ci si può lamentare, non viene trascurato nulla negli effetti audio, dai grugniti ai rumori sinistri, e le colonne sonore si adeguano perfettamente alle situazioni.
Che dire, ragazzi, a parer mio The Evil Within non può mancare nella vostra collezione, di sicuro non mancherà nella mia 😉
Vi lascio con questo simpatico video.
By Angela Mignone