Uscito in contemporanea al lancio della nuova piattaforma microsoft, Ryse: Son of Rome punta ad essere uno dei giochi più spettacolari della nuova generazione di console, ma è riuscito nel suo intento?
Ryse: Son of Rome si presenta come un’esperienza action che ci mette al centro delle vicende della Roma antica, precisamente nella seconda fase del governo di Nerone, dopo la sua svolta tirannica.
La famiglia del protagonista, Marius Titus, è stata massacrata da alcune tribù barbare, così il soldato romano entra nella XIV legione ed inizia la sua carriera nell’esercito con un unico scopo: la vendetta.
L’intera vicenda è raccontata sotto forma di flashback da Marius stesso all’imperatore Nerone e si spalma per 8 capitoli che ci vedranno esplorare foreste, comandare le legioni attraverso i territori della Britannia e combattere anche nel Colosseo, struttura che è anche nucleo della modalità multiplayer, che analizzeremo in seguito.
Il primo punto di forza che salta subito all’occhio in Ryse: Son of Rome è il comparto grafico.
Il gioco si presenta con una grafica quasi fotorealistica caratterizzata da modelli poligonali eccellenti affiancati ad una gestione delle luci diversi passi avanti alla vecchia xbox 360 .
Mi è capitato spesso durante l’avventura di fermarmi qualche minuto ad ammirare lo spettacolo visivo che questo gioco ci presenta: le orme lasciate nel fango bagnato, le ferite inferte ai soldati nemici e le increspature delle onde sono solo la punta dell’iceberg dei dettagli che Ryse: Son of Rome sfoggia su Xbox One.
Ma veniamo alla parte che ad un vero giocatore deve interessare maggiormente: il gameplay.
Ryse: Son of Rome adotta un sistema di gioco simile a quello ormai ben rodato di Batman: Arkham Asylum incentrando il gioco su un sistema di contrattacchi, senza però riuscire a raggiungerne la profondità.
Ci sono sostanzialmente solo 2 pulsanti d’attacco (X per gli attacchi con il gladio ed Y per i colpi con lo scudo) che, una volta concatenati sul nemico di turno, aprono la possibilità di terminare il combattimento con un quick time event.
Questi ultimi sono l’ossatura del gameplay, ma al contrario di quanto potrebbe sembrare non rendono il combattimento eccessivamente noioso e riescono ad intrattenere bene, forti di una grandissima varietà e di spessore strategico. Infatti, durante le esecuzioni, abbiamo la possibilità di attivare uno di 4 perk che ci permettono di recuperare vita, aumentare i danni inferti al prossimo nemico, accumulare furia o guadagnare punti esperienza utili a potenziare il nostro centurione.
Il mio parere, dopo aver testato il gioco diverse ore, è che questo sistema di gioco funzioni, ma che sia quasi incompleto e abbozzato, dando l’idea di essere stato gestito con superficialità puntando il bersaglio solo sulla spettacolarità, trascurando aspetti come la difficoltà e la longevità dell’avventura principale, che si completa in meno di 6 ore a difficoltà normale.
A risollevare le sorti di questa produzione ludica ci pensa il comparto multiplayer.
Ryse: Son of Rome sceglie una modalità multigiocatore cooperativa a 2 giocatori, e fa una scelta vincente. Due gladiatori devono combattere nel Colosseo contro orde di barbari infuriati, cercando di completare diversi obbiettivi decisi dai vari scenari scelti dal gioco.
Questa modalità funziona bene ed intrattiene, anche più della campagna single player, ma basta questa a risollevare le sorti di un gioco che sembra voler puntare soprattutto sulla grafica?
In conclusione possiamo definire Ryse: Son of Rome come una attestazione delle potenzialità grafiche di Xbox One più che un gioco tripla A. La sostanza c’è, ma il gioco non riesce a convincere molto sulle cose pratiche come gameplay e longevità, non arrivando a giustificare un acquisto a prezzo pieno. Considerando che è un gioco di lancio e che fornisce un’idea della forza bruta nella nuova console potreste voler metterci subito sopra le mani.
Il mio consiglio è di recuperarlo usato o dopo un taglio di prezzo ad almeno 40-45€.
VOTO FINALE : 6,5
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